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Marcella Smocovich

Giornalista professionista che ama leggere, viaggiare, imparare e capire

Su di me


NOME: Marcella Smocovich

NAZIONE: Italia

CITTA': Roma

NAZIONALITA':  Italiana

BACKGROUND: Laurea in sociologia

AZIONE/SETTORE: Comunicazione e giornalismo

POSIZIONE: Giornalista, ora in pensione

ORGANIZZAZIONE:

 

Il mio Background e la mia carriera

Mi chiamo Marcella Smocovich, sono una giornalista professionista in pensione, ho 65 anni, ho lavorato per 35 anni al "Messaggero" e in vari giornali del mondo: da "El pais" al "Cina in Italia" di cui sono stata vicedirettore; attualmente lavoro per "La voce di New York" . Parlo 5 lingue, sono laureata in  sociologia, sono figlia di esuli istriani, come si può facilmente evincere dal mio cognome. Sono anche un' ispanista: ho studiato in Spagna e in Portogallo.

 

La mia esperienza

 

Ho lavorato per 35 anni presso il quotidiano "Il Messaggero". Svolgevo principalmente il lavoro di desk, ovvero confezionavo le pagine del giornale. Tra I giornalisti della mia generazione il ruolo di inviato speciale, che è il massimo livello del giornalismo, era riservato quasi esclusivamente agli uomini, che godevano di stipendi più alti e situazioni di privilegio.
Confezionare quattro pagine di un giornale, trovare I titoli degli articoli, cercare le foto, correggere gli articoli, è un lavoro molto diverso dello svolgere indagini per scrivere un articolo. Fare indagini è molto più interessante e ti mette in una posizione di potere, perché ti consente di entrare dentro I fatti: questo è il motivo per cui ho scelto di essere giornalista. La mia generazione, quella delle donne che oggi hanno 65 anni, era destinata a fare la casalinga e trovarsi un marito: avere un marito era l'unica possibilità di emancipazione economica dalla famiglia di origine.
Io, invece, grazie agli studi universitari e grazie alla frequentazione del "Movimento Femminista", che ho contribuito a fondare, ho preso coscienza del fatto che lavorare significava anche emanciparsi non solo dal punto di vista economico. La liberazione sessuale è molto facile, quella economica invece è più complicata, perché la società tendenzialmente tende a proteggere le donne e a relegare alla cura dei figli e della casa o ai lavori socialmente utili. Invece il giornalismo è un lavoro sicuramente difficile ma è anche una professione di potere; la capacità di prendere iniziative, l'intraprendenza, le relazioni e la cultura sono fattori determinanti per avere successo.

 

Le mie abilità

E' stato difficile approdare ad un giornale così importante. Per iniziare a lavorare presso un giornale spesso bisogna essere protetti da colleghi autorevoli, che ti aiutano ad fare I primi passi nel giornale e che ti insegnano anche a lavorare. Il giornalismo non si impara a scuola, è un mestiere che si impara lavorando. I capi e i colleghi possono aiutarti a fare meno errori, e a farti assegnare ruoli importanti o interessanti.  Prima di essere assunta da un giornale ho fatto tre anni di gavetta, di umilissima gavetta. I giornali pagano pochissimo i loro collaboratori. Anche oggi una giornalista può guadagnare 25 euro per un articolo del "Corriere della Sera" che riempie tutta la pagina. Bisogna avere pazienza e costanza, curiosità e intraprendenza per cercare e trovare le notizie, ma bisogna anche essere capaci di creare alleanze all'interno della redazione, che ti consentano  poi di crescere professionalmente.

Oggi per le donne è meno difficile lavorare in una redazione, perché il giornalismo ha perso il potere sociale e il potere economico che aveva in passato. Io avevo uno stipendio altissimo, ma oggi le giovani guadagnano al massimo 1500 euro al mese.

 

Consigli e suggerimenti

Alle giovani donne che vogliono intraprendere questa professione, consiglio di ascoltare bene il loro cuore. Questo è un mestiere che si può fare solo se si ha una grande passione, perché richiede troppi sacrifici. Essere una giornalista significa rinunciare ad avere una famiglia, perché si entra nella redazione del giornale alle 9 la mattina e si esce alle 11 di sera. Il secondo ostacolo molto serio è la difficoltà di fare carriera: è difficilissimo che una donna diventi direttore di un giornale. Il direttore determina la politica del giornale, fa gli interessi dell'editore; l’editore è quasi sempre è un industriale, un costruttore o una persona che utilizza i giornali per i suoi rapporti  finanziari, ad esempio con le banche, Spesso una donna non è considerata all'altezza di dirigere un giornale né di dirigere altri uomini. Il mondo del giornalismo è un mondo molto maschilista, è molto chiuso in se stesso, molto sessuofobico.  Però io consiglio alle giovani di insistere, perché chi insiste e riesce a mettere un piede all'interno di un giornale alla fine riesce ad ottenere un contratto.

 

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